Pagamenti Pubblica Amministrazione

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ACCELERA I PAGAMENTI

La crisi di gran parte delle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico del nostro Paese oggi è principalmente una crisi di natura finanziaria. La difficoltà ed a volte l’impossibilità di accedere a fonti di finanziamento ha fatto si che tante piccole imprese, magari anche con ingenti crediti vantati, sono state costrette a chiudere i battenti con evidenti conseguenze anche in termini di riduzione di posti di lavoro.

In una economia strozzata dalla carenza di disponibilità finanziaria, la liquidità aziendale costituisce quindi un fattore di primaria importanza per le imprese per far fronte ai quotidiani pagamenti dei fornitori e degli stessi lavoratori dipendenti.

Quando manca la liquidità l’azienda è costretta a rivolgersi a capitali esterni (banche, istituti di credito) con evidenti ripercussioni in termini di imputazione di oneri finanziari nel conto economico aziendale e riflessi sulla redditività stessa dell’impresa. In questo modo la crisi finanziaria alimenta le difficoltà reddituali innescando un circolo vizioso che porta le stesse imprese al collasso economico – finanziario. 

Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni riguarda l’ingente debito che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti delle piccole e medie imprese. Si parla di 150 mila imprese con crediti verso la P.A. per 70 Miliardi di Euro (Fonte – Confindustria) e tempi di pagamento di circa 180 giorni contro i 43 giorni di Regno Unito, 36 giorni della Germania e con una media Europa di 65 giorni (Fonte – Ansa). In un Paese che vuole rinascere, quindi, lo Stato non può essere di cattivo esempio nei confronti dei propri cittadini, ed è proprio in tale ottica che il Governo, con 4 Decreti Ministeriali ha dato il via alla stagione dei pagamenti. Si stima che entro il 2012 un importo compreso tra i 20 ed i 30 Miliardi di Euro sarà incassato da parte delle imprese creditrici dello Stato.

Vediamo di seguito di illustrare, seppur brevemente, in che modo lo si potrà fare e se ci sono elementi oscuri che andrebbero approfonditi.

I decreti mirano a tamponare l’attuale fase di emergenza con la previsione della certificazione dei crediti che le imprese vantano nei confronti della P.A. per ottenere liquidità tramite il sistema bancario e la compensazione dei debiti.

Gli obiettivi di tale fase di emergenza sono quelli di fornire liquidità alle imprese, rendere semplice per fornitori e debitori il meccanismo della certificazione, superando la frammentazione sul territorio, ridurre il rischio di inerzia della Pubblica Amministrazione e favorire una risoluzione per i debiti iscritti a ruolo.

Il perseguimento di tali obiettivi si realizza attraverso i seguenti strumenti individuati dal Governo:

ð  2 decreti certificazione crediti

ð  1 decreto compensazione crediti-debiti

ð  1 decreto Fondo Centrale di Garanzia

ð  1 Accordo banche-imprese

LA CERTIFICAZIONE DEL CREDITO

Ma andiamo per ordine. I primi due decreti illustrano le modalità per la certificazione dei crediti, il primo decreto riguarda le amministrazioni centrali, il secondo le amministrazioni locali.

Già dai prossimi giorni sarà possibile scaricare dal sito del MEF il modulo per la richiesta di certificazione del credito che dovrà essere inviato allegando le fatture e gli estremi delle prestazioni eseguite per documentarne gli importi, precisando se l’impresa intende utilizzare il predetto credito al fine di effettuare compensazioni di somme iscritte a ruolo. Tale procedura in seguito potrà essere fatta on line con l’utilizzo di PEC (Posta Elettronica Certificata) in modo da accelerare i tempi di conclusione dell’intero iter ed evitare la redazione di un atto pubblico e della relativa notificazione in caso di cessione del credito. Ovviamente l’impresa dovrà rinunciare a qualsiasi tipo di azione legale nei confronti della Pubblica Amministrazione fino alla data indicata per il pagamento o, qualora non fosse indicata alcuna data, per 12 mesi.

A questo punto la “palla” passa alla P.A. che dovrà rispondere entro 60 giorni, verificando le fatture e, per i crediti superiori a 10.000 euro, eventuali inadempienze negli obblighi, da parte dell’impresa, derivanti dalla notifica di cartelle di pagamento; quindi, dopo aver effettuato eventuali compensazioni con altri debiti, certifica totalmente o parzialmente il credito indicando anche la data in cui verrà eseguito il pagamento ed accettando preventivamente la cessione del credito. 

Se la P.A. non risponde in tale termine l’impresa potrà richiedere la nomina di un “commissario ad acta” che svolgerà l’iter al posto della P.A., il termine entro il quale il commissario dovrà pronunciarsi non potrà essere superiore ai 60 giorni.

La differenza tra i due decreti sulla certificazione dei crediti e che il secondo (che riguarda le autonomie locali) prevede la esclusione da tale procedura di enti locali commissariati e regioni sottoposte ai piani di rientro e la necessità per legge del rispetto del patto di stabilità interno: per le sole spese in conto capitale, opzione di certificare il credito senza indicare la data del pagamento.

LA COMPENSAZIONE CON DEBITI ISCRITTI A RUOLO

Dopo aver ottenuto la certificazione del credito l’impresa potrà utilizzare tale documentazione al fine di richiedere la compensazione di eventuali debiti iscritti a ruolo presso l’agente della riscossione. La procedura è di seguito sintetizzata ed è contenuta nel terzo decreto ministeriale:

  1. Il creditore presenta la certificazione del credito all’agente di riscossione e indica le posizioni debitorie che intende estinguere;
  2. L’agente (entro 3 gg. con PEC) invia richiesta all’ente debitore per verificare la veridicità della certificazione;
  3. L’ente debitore risponde entro 10 gg.;
  4. In caso di esito positivo, il debito si compensa con il credito e l’agente comunica all’ente entro 5 gg. con PEC l’avvenuta compensazione;
  5. L’ente debitore è tenuto al pagamento dell’importo compensato entro 12 mesi dalla certificazione;
  6. In caso di mancato pagamento: riduzione delle somme dovute dallo Stato all’ente debitore.

 L’INCASSO DEI CREDITI

Dopo aver ottenuto la certificazione del credito dalla P.A. ed aver effettuato l’eventuale compensazione dei debiti iscritti a ruolo, in caso di eccedenze di credito l’impresa potrà recarsi presso il proprio Istituto di Credito per ottenere la trasformazione del credito cartaceo certificato in denaro contante. In altri termini l’impresa potrà chiedere alla propria Banca di anticipare il credito certificato, ma senza alcun riflesso in termini di riduzioni di affidamenti già concessi. 

L'anticipazione bancaria può essere assistita da una garanzia fino al 70% dell'importo (elevabile fino all'80% in caso di intervento finanziario da parte delle Regioni) predisposta dal Fondo centrale di garanzia e per un importo massimo garantibile per ogni singola impresa fino a 2,5 milioni di euro.

Infine se da un lato è condivisibile la norma contenuta nel decreto relativo al Fondo di garanzia che prevede l’azzeramento delle commissioni per le garanzie bancarie per le imprese del Mezzogiorno, per le imprese femminili, per quelle in amministrazione straordinaria, per le micro imprese con un contratto di rete o imprese sociali, qualcosa in più ci si sarebbe aspettato in termini di monitoraggio e riconoscimento di contributi statali in c/interessi per gli altri oneri finanziari (interessi passivi, spese bancarie ecc.) legati all’operazione di anticipazione bancaria del credito certificato che saranno a carico esclusivo delle imprese salvo ripensamenti dell’ultim’ora.

Tutte le news